domenica 15 dicembre 2013

Mia era una meraviglia.

Mia.
Era di cristallo.
Fragile,
come quelle palline di vetro
che brillavano sul suo albero di Natale.
Fragile,
ma una volta caduta a terra
si frantumava in spigoli affilati.
Tante volte si era ritrovata in mille pezzi,
finiti a terra senza motivo, senza spiegazione.
Tante volte i mille pezzi erano lasciati al caso,
aspettando che qualcuno li raccogliesse
per buttarli via,
senza nemmeno porsi il problema di ricomporli.
Mia era una ragazza senza tante pretese,
viveva di attimi e di spensieratezza.
Viveva di ricordi
scattando istantanee
di ogni momento felice.
Ma la felicità durava così poco
nel suo piccolo animo di bambina.
Il tempo fulmineo o fulminante
di un batter di ciglia.
Mia era una meraviglia,
una meraviglia che pochi stentano a credere.
Era bella
come le rose
coltivate nel proprio giardino.
Era dolce
come la panna
sul gelato.
Era buona
come un panino
appena sfornato.
Poi profumava.
Profumava di mentuccia e mandarini.
Profumava di mandorle e pompelmo.
Di cannella e bacche di vaniglia.
Mia era una meraviglia.  

"Fragile,
come quelle palline di vetro
che brillavano sul suo albero di Natale"
.



domenica 19 maggio 2013

Così parlò Marla.


Marla è morta.
Come puoi reagire?
Preferisci la vita tranquilla?
Oh sì, l'hai sempre preferita.
Perchè in fondo l'oltreuomo esiste, ma quello non sei tu.
Marla è morta.
È deceduta l'altroieri.
Condoglianze.
Cosa farai?
Un mazzo di fiori?
Una lettera?
Verrai al funerale?
Ahahahahahahahahahahahahah.
Dimmi almeno che un po' ti dispiace.
Dimmi almeno che vedendo il necrologio
sentirai una fitta al cervello.
Dimmi almeno che ti piaceva ancora tutto questo.
Ma tutto questo è finito.
Marla è morta, disintegrata, distrutta, andata.
Marla non esiste più.
Marla ha finito di essere uno stupido personaggio
della tua iperbolica fantasia.
Marla si è stancata di recitare una parte,
di mettere in scena lo spettacolo.
Marla non ha più voglia di attirare la tua attenzione.
E non ha nemmeno voglia di raccontarti gli ultimi suoi attimi di vita.
Semplicemente perchè Marla non ha più voglia di essere Marla.


lunedì 11 febbraio 2013

La danza.


Marla, mia dolce Marla.
Ti sei alzata questa mattina e sei corsa da me.
Marla, piccola bastarda.
Cosa vedi riflessa? Mh?
Cosa sei diventata?
Cosa?
Un viscido verme o una meravigliosa farfalla?
Cosa sei Marla? Eh? 
Ti muovi subdola come una tarantola.
Tagliente come una sciabola.
Sei velenosa, sibilante, attenta.
Strisci pericolosa e aspetti.
Guardi, osservi, intenerisci, attacchi.
Che cazzo sei Marla? Piccola idiota, rispondi per la miseria!
Ti faccio paura eh? 
Eppure mi fissi.
Cosa ti attrae verso di me?
Fai sempre così. 
Ti avvicini lentamente e scruti.
Cosa hai da guardare, Marla? Cosa ti aspetti da me?
Io non ti capisco. 
Sei egoista e stupida.
Sì, sei fottuta, piccola mia.
È inutile che mi guardi.
Marla, smettila.
Mi spaventi così. Non avvicinarti.
Vattene, vattene via. 
Non voglio vederti.
Non posso sentire il tuo profumo.
Non ho intenzione di toccarti ancora, vattene via Marla.
Ascoltami, cazzo, scappa.
Lasciami stare. Non venire verso me. Non voglio.
Marla!
Marla no!
Frammenti taglienti, lucidi, appuntiti volano in aria.
Mi hai colpito, Marla.
Mi hai frantumato.
Scaglie vetrose fluttuano a terra, piccole.
E tu balli Marla.
Salti sopra i miei spigoli e tagli i tuoi piedi frenetici.
Marla ascoltami!
Ti stai facendo male.
Non senti il sangue uscire dai tagli?
Non brucia? Non frizzano le tue cicatrici?
Non ti senti svenire? Accidenti, stronza.
Ti sto dissanguando, prestami attenzione.
Non vedi che hai piedi liquidi?
Non senti le schegge penetrare nella tua morbida carne?
Non percepisci una stiletatta all'anima che ti contorce le budella? Maledizione!
Non mi senti, ancora.
Non mi senti o non vuoi sentirmi?
Cosa posso fare adesso?
Sei così bella, Marla.
Non senti il dolore e continui a ballare.
Hai gli occhi chiusi, ma le lacrime ti scendono comunque. 
Ondeggi il petto, attorcigli le dita.
Vibra il tuo ventre.
I fianchi scattano, rapidi, irrefrenabili. 
Schiocchi le dita.
Gridi.
I tuoi capelli vorticosi sono così leggeri.
Marla, mi farai impazzire prima o poi.
Batti le mani, sorde, decise, dure.
Gridi, ancora.
Apri gli occhi.
Adesso mi senti.
Mi vedi.
Vedi la lamina conficcata nella pelle.
Percepisci l'odiosa fitta. 
Lo senti il sangue, che scivola via, denso e veloce.
Ah. Adesso piangi, bastarda?
Ti ho avvertito così tanto e non mi hai mai ascoltato.
Piangi. Piangi, mia dolce Marla.
Sapevi che ti avrei fatto male.
Piangi, piccolo amore mio. 

lunedì 21 gennaio 2013

Spettacolo.



Marla era al centro del palco.
Indossava un meraviglioso abito in velluto nero.
Le labbra scarlatte si scostarono per fare uscire un sospiro.
Il sipario bordeaux si aprì, lento, inesorabilmente lento.
Luci psichedeliche abbagliarono gli occhi languidi di Marla.
Marla inorridì.
Vide gente che l'acclamava.
Gente che l'applaudiva.
Gente che urlava il suo nome.
Notò una vecchia signora grassa, seduta in prima fila.
Aveva un ghigno tremendo sul viso.
Marla fu accecata dal candore dei suoi denti.
Più in là un ometto talmente minuto e magrolino
che sembrava rompersi a ogni battito di mani.
Si vedevano le ossicina delle sue povere dita volare via, frenetiche,
ma non smetteva di applaudire.
Triste spettacolo per Marla:
un branco di esseri insulsi, una ciurma di vite inutili
che batteva a tempo i piedi e recitava complimenti.
Sorrisi finti e ammiccamenti falsi.
Marla era disgustata!
Orrore, orrore per i suoi occhi languidi.
Fissava sgomenta le bocche sbraitanti del pubblico.
Osservava smarrita i volti felici degli spettatori
e ascoltava l'incalzante e odioso suono degli applausi.
Marla non voleva applausi!
Non voleva segni di incoraggiamento.
Non voleva parole di conforto.
Non voleva sorrisi di compassione.
Non voleva essere presa in giro da gente che non sapeva.
''FATELA FINITA, MALEDETTI!''
Marla urlò.
Il suo grido superò le mani che si picchiavano e i piedi che battevano, 
oltrepassò le risate e le acclamazioni.
La sua voce riecheggiò nel teatro, attraversò le teste, 
si infiltrò negli stucchi dei palchetti.
Quell'ammasso informe di idioti ridenti
si zittì.
Un eterno silenzio piombò nella sala.
Marla era diventata potente.
Sì avvicinò.
Solo lo scricchiolante incedere sul legno poteva essere sentito.
Marla guardò fissa negli occhi ognuno dei suoi sprezzanti interlocutori.
Marla era arrabbiata, infuriata, incandescente.
Iniziò a gridare parole cattive, minacce, bestemmie.
Si strappò il meraviglioso abito in velluto nero
che ricadde sgualcito a terra.
Sciolse i capelli maledetti, scarduffati, sporchi.
Sfumò sul mento, sul naso e sulle guance il rossetto.
Strappò le tende del sipario.
Spaccò i tasselli di legno del pavimento.
Iniziò a volteggiare, folle.
Cadde a terra
ma si rialzò.
Prese una bottiglia d'alcool e battezzò il suo beneamato pubblico
che la fissava sconcertato, taciturno, spiazzato.
Marla si voltò: un tavolo, due candele.
Rise, rise a lungo.
Acchiappò i cerini e con tutta la forza che aveva
li gettò sul branco di esseri insulsi, sulla ciurma di vite inutili.
Bruciava la vecchia signora grassa.
L'ometto minuto, magrolino diventava cenere.
E così tutti gli altri.
E Marla nel suo inferno batteva le mani e sorrideva.
Questo era il vero spettacolo.

domenica 20 gennaio 2013

Rivoluzione ♪ ♫ ♪


Marla profumava.
Sapeva di pioggia e di vento.
Odorava di fuoco e castagne.
Di cioccolato e thè.
Di liquirizia e mandarino.
Maledetta Marla!
Vorrei sentire il tuo odore un'ultima volta!
Si sciolse i capelli infiniti.
Chiuse gli occhi e passò le dita tra i riccioli.
Erano morbidi, leggeri, fragili..come lei.
Marla dondolò il capo seguendo il walzer della sua mente.
Si abbandonò al tempo, flebile, fluida.
Marla era una rivoluzione.
Ogni parte del suo corpo seguiva quella musica.
Come se presa da strana frenesia non riuscisse a smettere di muoversi.
Le mani..ah quelle mani!
Contorsioni di dita che picchiettano il ritmo sul legno.
Le braccia..docili braccia che volteggiano tra i corpuscoli di polvere.
I riccioli mori ballano, vagano, perdendosi nel tempo.
I piedi accennano increduli passi di danza.
Tutto rivoluziona in lei.
Il busto ondeggia come uno strascico di risacca sul mare
che sfiora i granelli di sabbia e rifugge nell'oceano.
Marla era una rivoluzione.
Le palpebre perfette strizzarono via una lacrima.
Marla non era triste.
Marla piangeva di gioia.
Di una gioia che non ricordava di possedere.
Marla era infinita, si sentiva immensa.
La goccia di pianto scivolò sulla gota come 
un rivolo di pioggia sul finestrino.
Marla sentiva il calore sotto la sua pelle.
Percepiva la dolcezza del suo piangere.
Continuò a librarsi in volo tutto il pomeriggio.
Marla si sentiva libera.
Non più ferro di catene intorno alle sue magre caviglie.
Non più bende sopra i suoi occhi meravigliosi.
Non più colla tra le sue labbra di rosa.
Non più grovigli intorno al cuore.
Marla era libera di correre, di guardarsi intorno,
di svelare i suoi segreti, adesso.
Marla era libera di amare, di nuovo.
Il walzer si interruppe,
ma Marla continuò la sua rivoluzione per sempre.

martedì 15 gennaio 2013

Fastidiosamente..


Marla voleva dare fastidio.
Iniziò a mangiare senza ritegno.
Si riempiva di cibo.
Masticava soddisfatta.
Prese il bicchiere. 
Si sentì l'acqua gorgogliare nella gola.
Rumorosamente lo posò.
Sì allontanò dal tavolo sfregando i gambi della sedia sul pavimento.
Ciabattando fiera si diresse verso le scale, 
che salì pesante, sorda, goffa.
Cominciò a sbraitare una canzone inesistente.
Marla voleva dare fastidio.
Voleva essere fissata, scrutata, origliata.
Voleva essere maledetta e condannata.
Marla voleva essere odiata.
Voleva essere spintonata e gettata a terra.
Voleva essere criticata e usata.
Voleva che tutti parlassero di lei.
''Anche male, chi se ne fotte'', pensò.
Marla giaceva inerme sul letto.
Fissava il soffitto.
Bianco.
Spoglio.
Banale.
Marla sentiva l'incessante bisogno di essere per qualcuno.
Non le importava come o quando o perchè.
Marla non si arrendeva all'idea di essere per sè.
Non voleva bastare a se stessa.
Ripudiava il doversi prendere cura del suo ego.
Rinnegava il suo io.
Perchè il suo io non le apparteneva.
Marla non era Marla.
Era stata il cuore spezzato di Tyler.
La lacrima di sua madre.
Il sangue di suo padre.
La malinconia di un'amica.
Il sorriso di un bambino.
Una margherita sul banco.
Un profumo non finito.
Un film mai visto.
Una lettera perduta.
Una bottiglia di vino lasciata sul mare.
Un passo di danza sulla sabbia.
L'amore fino al midollo.
Un abbraccio gelato.
Una risata.
Un fiocco di neve.
Eppure, adesso non era più niente di tutto questo.
E Marla sentiva l'incessante bisogno di essere per qualcuno.
Marla voleva attirare l'attenzione su di sè.
Voleva che tutti si accorgessero di lei.
Voleva che tutti la capissero.
Marla voleva dare fastidio.
Scattò in piedi e corse alla finestra.
Tirò su la saracinesca.
Era freddo.
Respirò il gelo e iniziò a gridare.

giovedì 10 gennaio 2013

Sogno n° 1.




Livorno. Estate. Notte.
Marla era a casa. Giocava con una piccola bambina.
Le sue mani erano davvero minuscole.
Le mise un altrettanto minuscolo guanto color crema.
Faceva caldo.
Indossò le sue zeppe di corda e uscì.
Aveva una camicetta beige, di seta
e una gonna nera svolazzante.
Camminava fiera di farsi notare.
Era una bella serata.
Schioccava i fianchi al ritmo della sua musica.
Si fermò davanti a un camioncino dei gelati. 
C'era la fila.
Paziente, aspettò il suo turno.
Stava per ordinare la sua coppetta piccola quando si voltò.
Era lì.
Tyler stava a meno di 20 metri da lei.
Attorno a lui gli amici di sempre.
Nella sua mano una donna.
Marla si sentì smarrita.
Si dimenticò del gelato e scappò.
Si fermò poco dopo, vicino a una panchina.
C'erano due persone sedute.
Si avvicinò.
No. Impossibile.
Era Tyler, era Tyler con quella donna.
''Ti amo da morire''
Marla riuscì a captare questa frase.
Impazzì.
Iniziò di nuovo a correre.
Viaggiava più veloce di un proiettile.
Le mancava il fiato.
Dopo circa sei isolati si fermò.
Era sola, illuminata dalla luce di un lampione.
Girò lo sguardo e sentì le sue gambe che cedevano.
Vide sua madre e la madre di Tyler.
Vide Tyler e attorno a lui i suoi amici.
Vide nella sua mano la stessa donna di prima.
Marla iniziò a piangere.
Tra le lacrime urlava: ''Non è colpa tua, sono solo io..tu non c'entri niente!''.
Tyler andò verso di lei, la prese per mano.
Tra gli sguardi attoniti si diressero verso la chiesa.
Seduti sui gradini di marmo, Tyler le disse:
''Marla, devi stare tranquilla. Mi trasferisco a New York e tu vieni con me''.
Bum.
Marla aprì gli occhi.
Era confusa.
Sentiva la testa pesante, vedeva sfuocato.
Si alzò di scatto, le girava la testa.
Si tenne alla parete per non cadere.
Ma che diavolo?
Un portone, le scale, il suo corpo appoggiato al muro freddo.
Marla era nel palazzo di Tyler.
Marla si era addormentata nel palazzo di Tyler.
Marla aveva sognato Tyler.
Era solo un fottuto sogno.
Ci rimase male.
Si odorò la manica del cappotto; puzzava di vomito.
Tornò alla realtà e..
''Marla?!''
''Tyler.''